Questo sito utilizza i cookie anche di terze parti che ci aiutano a fornire i nostri servizi, clicca su +Info per saperne di più
Continuando sul sito o premendo su OK presti il consenso all'uso dei cookie
LE LEGGENDE DI SOVERATO VECCHIA


Le leggende fanno parte del patrimonio immateriale di una comunità, sono storie di vita vissuta o magari immaginarie che entrano a far parte a pieno titolo di un luogo, lo rappresentano, lo modellano e permettono la sua stessa sopravvivenza.

Non sono solo i resti residuali delle case o delle chiese a costituire l’identità di Soverato Vecchia, ma anche i fatti e i personaggi che hanno dimorato in quelle abitazioni, che hanno lavorato duramente, che hanno chiacchierato al calar del sole nella piazza principale del villaggio.

È anche di questi elementi del passato che si nutrono i siti archeologici e per questo vogliamo raccontarvi la storia del borgo attraverso racconti e tradizioni a noi pervenuti.

Prima di tutto, però, facciamo una doverosa precisazione rispondendo ad una domanda: sono fatti reali o fantasiosi? Le leggende molto spesso sono il racconto che presenta elementi reali ma trasformati dalla fantasia e poi tramandati.
Perciò le storie che vi stiamo per raccontare sono state raccontate, perché facessero parte della storia di Suberatum e con molto piacere ve le riportiamo.

Fu Cicco Pietro a mettere a morte il fabbro. Secondo alcuni, questi rubò oro e gioielli che gli erano stati affidati per lavorare un Crocifisso, secondo altri, invece,  fu ingiustamente accusato del furto. Credettero a Cicco Pietro e così il fabbro morì impiccato in una località che ancora si chiama Forche. Un toponimo che fa rabbrividire anche oggi, al solo pensiero. La leggenda è molto particolare perché pare che il nostro fabbro, per vendicarsi o chiedere giustizia per il torto, ahinoi mortale, subito, ogni quindici anni torna e vaga tra le rovine del borgo battendo forte il martello sull’incudine, tanto che qualcuno giura di averlo sentito!

Un’altra leggenda molto famosa è quella della campana della chiesa Matrice, trafugata durante l’attacco al villaggio del 10 settembre 1594. Nel portarla via, mentre percorrevano  il Beltrame, questa cadde tra le onde, e non poté più essere ritrovata. Manda un rintocco, uno solo, la Notte di Natale, e in quel momento agli animali è concesso di parlare come le persone.

A proposito del nostro fiume, il Beltrame porta un nome davvero singolare, legato all’epopea carolingia. Ruggero di Risa (Reggio), valoroso cavaliere, che amava la guerriera saracena Guarnicella, la fece convertire e la sposò. Il fratello Beltrame, anch’egli innamorato, lo uccise a tradimento. Guarnicella però fuggì, e, già incinta di Ruggero, diede alla luce due gemelli: Marfisa e Ruggero, protagonisti dei poemi del Boiardo e dell’Ariosto, e Ruggero progenitore degli Estensi, duchi di Ferrara, e, nel ramo tedesco, gli attuali re di Gran Bretagna.

Alcune tradizioni ci raccontano persino di alcuni luoghi del borgo avvolti nel mistero: nella Grotta dei regnanti si radunavano i misteriosi Sette cavalieri di spada per assumere decisioni o rendere giustizia. Uno di loro fu Cicco Pietro, di cui si narrano vicende contraddittorie, facendone a volte un uomo severo e giusto, a volte un tiranno. E ci sono altri luoghi sparsi nel territorio con toponimi curiosi, come la località detta il Destino, una voragine in cui un filo attira i passanti, a memoria delle Parche, perciò prestate attenzione a non essere risucchiati dentro. Anche la fontana di Caramante ha un alone di magia e di oracolo.

Infine, la storia di Caterina Tropea, che riposa tra le mura silenziose di Soverato Vecchia. Quello che vi stiamo per raccontare ha dell’incredibile e lo abbiamo trovato in alcuni documenti, perciò risponde al vero: riguarda due amici, Ilario Crasà e Gregorio Tropea. Le vicende iniziano a Soverato Vecchia ma come sappiamo la vita del borgo fu spezzata dal terremoto perciò gli abitanti dovettero scegliere un luogo nuovo per vivere. Intanto Tropea era morto e Ilario Crasà, settantenne e Caterina Tropea, figlia di Gregorio, vivevano a Soverato Superiore però, purtroppo, in gravi condizioni economiche. Nel 1785, due anni dopo il sisma,  in una lettera leggiamo:

“In Soverato vi son dell’ammalati, e morì ancora la figlia di Gregorio Tropea, quale per mancanza di bare fu portata sulle spalle da Soverato nuovo a Soverato vecchio per essere sepolta da Ilario Crasà…”

La storia di Caterina è magistralmente raccontata nel libro di Domenico Caminiti prima e di Michele Repice Lentini successivamente: sappiamo che riposa a Soverato Vecchia, la sua casa natale, grazie agli sforzi considerevoli del caro amico paterno e che quella casa è diventata eterna.  
 
Soverato Vecchia - copyright 2016 - 2018