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LE INDAGINI ARCHEOLOGICHE



A partire dal 2007 sono stati realizzati interventi di riqualificazione dell’area, in particolare tramite lavori di pulitura, necessari al disboscamento e alla pulizia di tutta l’area dell’abitato, dal “trappeto”, fino alla chiesa di Santa Caterina posta sulla sommità dell’altura.  

La pulizia superficiale dell’area denominata “trappeto” ha permesso di riconoscere il percorso del tracciato viario antico che era costituito da uno stretto e ripido viottolo che collegava le abitazioni del quartiere rurale, che occupavano la parte più bassa dell’abitato, con la piazza principale, situata sulla sommità della collina, davanti alla chiesa di Santa Maria della Pietà (chiesa Matrice). Di particolare interesse è stato il rinvenimento di un elemento architettonico in granito, un basamento o un capitello, recante inciso su uno dei lati un occhio solare. Dal movimento di terreno conseguente alla pulizia del borgo, sono emersi alcuni reperti particolari come il ferro di un asino, la lama di un coltello e, in particolare, una piccola moneta di bronzo recante su uno dei lati San Basilio in trono con un libro in mano e una grande macina in granito, perfettamente conservata e pertinente, con tutta probabilità, alle attività produttive svolte nelle strutture poste più a monte, il cui crollo copre buona parte del versante meridionale della collina.

Alcune ricognizioni condotte nei dintorni del sito archeologico hanno permesso di individuare, ai piedi dell’estremità settentrionale dell’altura di Soverato, una piccola cella anacoretica scavata nell’unico blocco di arenaria affiorante nella collina. Si tratta di un piccolo ambiente profondo circa1 metro e largo 1,50 sulle cui pareti sono visibili alcune iscrizioni in greco bizantino. Il materiale nel quale è stata ricavata la cella è molto friabile, quindi facilmente intaccabile dall’acqua e dagli agenti esterni, lo stato di conservazione delle epigrafi è a forte rischio ed è evidente che c’è stato un crollo in prossimità dell’accesso, dove sono visibili alcune lavorazioni nella roccia che lasciano ipotizzare la presenza, in passato, di un altro piccolo ambiente davanti a quello attualmente visibile.  Sono stati, infine, studiati alcuni tra i più rappresentativi edifici del borgo, come il Palazzo Baronale, la Chiesa di Santa Caterina e il Trappeto.  Le operazioni di riqualificazione del sito hanno permesso il ritrovamento e la schedatura preliminare di materiale archeologico, soprattutto ceramico, attualmente non studiato sistematicamente.
 
Il Comune nell’ambito del programma d’interventi dei lavori pubblici 2008/2010 ha inserito il progetto riguardante i lavori di manutenzione straordinaria, opere varie miste, scavi archeologici del borgo medievale di Soverato vecchio. Il progetto si è concentrato ad assicurare la valorizzazione delle risorse naturalistiche e ambientali del patrimonio dei beni archeologici presenti sul territorio. L’intervento di recupero ha interessato principalmente la chiesa Matrice della quale è ancora difficile avere una conoscenza approfondita, soprattutto per quanto riguarda le strutture murarie, a causa di crolli interni che impediscono l’accesso, compromettendo la stabilità dei muri superstiti. 

Per quel che riguarda i materiali rinvenuti nella campagna di scavo del 2009, ad una prima analisi molti dei frammenti risultano interessanti. Alcuni potrebbero testimoniare tracce di frequentazione dell’area anche nel Basso Medioevo (XII-XIII secolo), limite cronologico raggiunto nel corso di questa campagna di scavo.  Importanti sono stati i rinvenimenti di intonaci iscritti e dipinti, forse appartenenti all’ultima fase della chiesa, e stucchi monocromi a palmette e ovuli, forse seicenteschi.

Recupero e fruizione dell’area sono indispensabili per la conoscenza del passato di Soverato Vecchia, perché il sito costituisce il migliore e forse unico esempio di insediamento del nostro territorio ancora leggibile senza le superfetazioni e modifiche, e spesso consapevoli demolizioni, altrove avvenute.

Insomma, c’è ancora molto da fare, e ancora molto da scoprire: il paese che fu abbandonato dopo nove secoli dal trasferimento dalla marina alla rocca sul Beltrame può e deve essere “ripopolato” con una continua e amorosa rivisitazione e da parte dei turisti e soprattutto da parte della cittadinanza, che deve riconoscervi le proprie radici. Tanto più che la formazione della popolazione soveratese è frutto di provenienze assai disparate, anche da fuori Calabria; e che delle radici, che storicamente non sono del tutto genuine, devono essere offerte come occasione di identità. 

Non si tratta solo di un’operazione erudita, ma di rispondere al bisogno di rivivere un’area del passato come momento di vita del presente.
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