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LA CHIESA MATRICE E LA CHIESA DI SANTA CATERINA DI ALESSANDRIA



Proviamo a catapultarci per un attimo in una qualunque giornata soveratese del tempo: il sole sta per tramontare e un lungo giorno lavorativo è ormai alle spalle. Tutti i contadini che hanno svolto attività fuori dalle mura, rientrano nel villaggio e coloro che lavorano in paese hanno concluso le loro faccende. Ed ecco che prima del calare delle tenebre il borgo si anima un po’: possiamo immaginare che alcuni abitanti  abbiano ancora il piacere di soffermarsi davanti la piazza principale del paese per scambiare quattro chiacchiere con i compaesani, o sparlare di qualcuno… E’ il luogo ideale per scacciare i pesanti fardelli giornalieri, per distrarsi e per trovare un po’ di compagnia dopo una dura giornata di lavoro. Un po’ quello che ancora accade nei vecchi paesi, dove gli abitanti sono soliti incontrarsi e socializzare.

La piazza, è l’unico spazio aperto del villaggio, probabilmente concepito così dopo una ristrutturazione post medievale. All’attuale stato della ricerca non ne esistono altre in paese, perciò crediamo che fosse questo il luogo migliore per chiacchierare prima della sera.

La piazza, dall’antichità fino a non molto tempo fa, ha rappresentato il centro vitale di ogni borgo, ricoprendo svariate funzionalità: sede di commerci, fiere e mercati; era il luogo dove si affacciano gli edifici principali, come la sede del governo della città o quelli religiosi, e anche quella di Suberatum doveva essere il posto più frequentato per parlare di economia, politica, società.

 E infatti qui che si affaccia la Chiesa Matrice, intitolata a Santa Maria della Pietà. È certamente uno degli edifici più importanti, così maestosa e grande rispetto alle contenute dimensioni del borgo: misurava circa 17 metri in lunghezza, con un impianto rettangolare privo di abside, ed era alta circa 13 metri. La chiesa, che rappresentava la comunità, sia civile che religiosa, era situata proprio di fronte al Golfo in posizione panoramica: due scalinate con sette gradoni di pietra viva sui lati nord e sud davano accesso al sagrato posto davanti al portale d’ingresso, oggi purtroppo crollato, il cui pavimento era realizzato con ciottoli di fiume posti di taglio. Al suo interno vi erano tre cripte per accogliere i defunti: la prima davanti all’ingresso, dove venivano sepolti uomini e donne, la seconda al centro della navata per ospitare i corpi degli ecclesiastici e la terza davanti l’altare, per le sepolture infantili.

Un cimitero fuori la chiesa conservava le ceneri rimosse dalle cripte. Fu costruita probabilmente intorno al secolo XI, ma non conosciamo il periodo della sua fondazione e consacrazione; sicuramente l’aspetto, nonostante i crolli, appartiene all’ultima fase di vita della struttura e dell’intero villaggio.

Le dimensioni della Matrice stupiscono soprattutto perché, oltre ad essere davvero molto grande per il numero di abitanti, a pochi passi dalla piazza, troviamo un secondo edificio sacro: la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria. La chiesa, posta sulla sommità della collina, ma ben nascosta dal versante marino dal costone roccioso a cui è addossata è tra le costruzioni meglio conservate del villaggio: è a pianta rettangolare, con l’ingresso rivolto a sud-est e si può ancora intravedere l’unica cripta, con le pareti intonacate, oggi parzialmente coperta a causa del crollo della copertura voltata. Non conosciamo l’anno di costruzione della Chiesa, ma abbiamo la certezza che questo edificio esisteva già nel 1328 e che con molta probabilità insisteva sulle rovine del castello antico.
 
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