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IL PALAZZO BARONALE




La situazione degli ecclesiastici che vivevano nel borgo, ma soprattutto del barone e della sua famiglia, era diversa da quella del popolo.

La residenza di rappresentanza era la struttura che oggi viene identificata con il palazzo baronale che ha visto susseguirsi nel corso dei secoli baroni e molti feudatari. I privilegi concessi al rango si riflettono bene nella dimora in cui il barone abitava.

Il palazzo si distingue nettamente rispetto alle altre case del villaggio ed è certamente espressione dell’architettura gentilizia dell’epoca. Si sviluppa su una superficie di circa 100 metri quadri ed era articolato su due piani: il piano terra era destinato alle funzioni di servizio,mentre il piano superiore, con un ingresso indipendente, fungeva da residenza signorile. Grossi camini (se ne contano almeno due nei documenti) e mobilio di pregio adornavano gli interni e le stanze dei padroni mentre l’esterno, oggi spoglio, doveva essere ricco di decorazioni e rifiniture.

Cornici, blocchi lavorati, elementi architettonici, davanzali e finestre, portali e persino la copertura dovevano certamente essere degni di una dimora gentilizia.

A questa casa e ovviamente al barone doveva essere legata la stessa esistenza del borgo. Al padrone si pagava il fitto per usufruire del frantoio o dell’acqua e quindi della cisterna, come in ogni feudo che si rispetti. Le differenze sociali, in fondo, fanno parte anche della nostra storia, perciò, nel guardare questo edificio ormai in parte crollato, calatevi per un attimo nelle vesti del barone e godete il caldo tepore dei camini accesi nelle sere d’inverno o i buoni prodotti della terra ricevuti in dono dagli abitanti.
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