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IL BORGO DI SOVERATO VECCHIA




Il sito archeologico di Soverato Vecchia è incantevole:  immerso nel silenzio, avvolto e coccolato dalle colline limitrofe, guarda al mare, unico spiraglio verso il mondo da cui ha tentato per secoli di difendersi e verso il quale la sua popolazione, in tempi meno ostili, è tornata per ricominciare a vivere.

La rupe su cui si adagia il villaggio, abbandonato a causa del sisma del 1783, sembra addormentata in attesa che qualcuno si accorga della sua bellezza e conserva le vestigia di un passato avvolto nell’incertezza. Pochi sono i frammenti di vita a noi pervenuti: a parlare sono le pietre e i materiali che costituiscono edifici ormai evanescenti e in parte distrutti, ma sono proprio loro a raccontare secoli di storia, di vita, di lavoro, di disastri.

Proviamo dunque ad ascoltare e ad abbandonarci ad un silenzio salutare. Immergiamoci in un mondo che non c’è più per scoprire quello che ha da dirci questo paese arroccato su una collinetta così vicina e così nostra, per capire il nostro passato e iniziare a prendercene cura seriamente.

Il sito archeologico di Suberatum, che la tradizione riporta con il nome di Suvaratu u vecchiu (Soverato Vecchia in italiano) si erge su una collina alta m. 95 s.l.m a circa 1300 metri dalla linea di costa e si sviluppa in senso ovest- est sulla sommità della rupe naturalmente difesa su tre lati, nord, est e sud, mentre il quarto, quell’occidentale, si collega con una sella al gruppo collinare retrostante.

La collina è costeggiata dal torrente Beltrame, che la isola e la protegge, nei versanti meridionale ed orientale.

A prima vista, percorrendo le sue strette e ripide salite, presenta le caratteristiche del borgo fortificato medievale, anche se quello che rimane è frutto di edificazioni di età moderna;  infatti, nonostante il cattivo stato di conservazione, è possibile leggere il tessuto abitativo, almeno per quanto riguarda la fase settecentesca prima dell’abbandono.

L’impianto urbano è legato comunque a schemi tipici del medioevo: il villaggio è  attraversato da stretti vicoli dove si alternano piccoli edifici a schiera e case-torri.

La viabilità è legata al sistema di difesa predisposto ad impedire infiltrazioni durante gli attacchi. Pochi sono gli spazi aperti e allo stato attuale è visibile un’unica piazza localizzata sul versante sud-est dell’abitato, riconducibile probabilmente ad una ricostruzione post medievale del borgo.

Caratteristica di tutte le abitazioni è la presenza di rinforzi murari (barbacani), visibili anche nella chiesa Matrice e nelle torri della cinta muraria.

Dal nucleo urbano emergono edifici di un certo pregio architettonico e volumetrico, da identificarsi probabilmente con le dimore gentilizie. In particolare una risulta molto ben conservata: il palazzo baronale,  residenza dei vari feudatari del paese.

Il punto più alto della città è segnato dalla chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, ubicata a ridosso del muro di cinta sul margine settentrionale.

Ad unica navata è anche la chiesa Matrice che conserva quasi intatto il lato meridionale sostenuto da un barbacane come appoggio di rinforzo. Ingenti crolli riempiono l’interno impedendo allo stato attuale ulteriori osservazioni sulla struttura, che però è stata oggetto di indagini nel 2009.

Si ricordano infine, altri edifici importanti del borgo come, il trappeto, il Palazzotto e la chiesetta di San Nicola.

 


L'ABITATO: L'ARCHITETTURA PRIVATA
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IL PALAZZO BARONALE


IL BORGO FORTIFICATO:
LA CINTA MURARIA E LA TORRE
   
L'AREA PRODUTTIVA: IL TRAPPETO


LA CHIESA MATRICE E LA CHIESA DI
SANTA CATERINA DI ALESSANDRIA

LE LEGGENDE DI SOVERATO VECCHIA
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