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CENNI STORICI




L’insediamento greco-romano costiero di  Poliporto venne lentamente abbandonato dagli abitanti per trasferirsi nell’entroterra. Le cause di questo fenomeno vanno ricercate nelle mutate esigenze difensive e logistiche: la  popolazione preferì allontanarsi prima dalle minacce dei Vandali dell’Africa e poi da quelle degli Arabi e  si mise alla ricerca di luoghi più salubri perchè le coste, rese inospitali  dalla malaria e dagli impaludamenti,  riversavano ormai in pessime condizioni.

Inoltre, le cronache calabresi riportano che l’imperatore Niceforo Foca (961-969) avesse emanato un decreto con il quale obbligava i trasferimenti dei siti costieri verso l’interno e possibilmente in zone difendibili.

A prescindere però dalle cause che portarono all’abbandono della marina, gli abitanti si trasferirono intorno al IX-X secolo in un luogo dal nome Suberatum. Il toponimo compare per la prima volta negli atti di donazione alla certosa di Serra San Bruno da parte di Ruggero I; non vogliamo entrare nella questione di autenticità di questi documenti, ma vogliamo porre l’attenzione sulla prima menzione di Suberatum, datata 1099.
Il toponimo è ancora di difficile interpretazione, ma sono state proposte diverse ipotesi, alcune verosimili, altre più fantasiose.
 
Il nome Suberatum potrebbe derivare da:

Zeus eratòs, inteso come Giove innamorato: significherebbe, se mai, Giove amabile, e comunque non ha alcun nesso con la storia soveratese;

- Super ex alto: “da su” etimologicamente insostenibile;

- Luogo di querce da sughero o soveri, che è l’ipotesi ovvia.

Le prime fasi di incastellamento di Soverato Vecchia sono ancora tutte da chiarire e sono difficilmente individuabili sia per la carenza di fonti documentarie sia per l’assenza di dati archeologici risalenti alla fondazione del borgo. Sappiamo però che la Calabria ionica fu fortificata, soprattutto con Niceforo Foca, grazie ad un efficiente sistema difensivo diffuso realizzato tramite un’organizzazione fatta da kastellia e borghi sui colli, vicini e visibili l’un l’altro. 

Alcune tracce materiali della vita di Souberaton in età bizantina  sono emerse durante recenti ricognizioni nel borgo: è stata rinvenuta una moneta con immagine ieratica, forse Cristo con attributi di regalità e un’iscrizione dove si leggono le parole Theòs e Kyrios, Dio e Signore, ritrovate in una grotta, forse eremitica. Si può quindi ipotizzare un sistema difensivo e abitativo medievale, anche sulla scorta dei materiali di reimpiego utilizzati nelle strutture più moderne del borgo.

Il sostrato greco e bizantino viene ben presto ad esaurirsi, anche se tracce di questo passato rimangono nella toponomastica, nell’onomastica e nel dialetto di Soverato.

Nel 1016 giunsero nel sud i primi Normanni e di lì a poco conquistarono i nostri territori meridionali. Da qui iniziò un impulso per latinizzare i territori precedentemente bizantini, anche nella valle dell’Ancinale. Come accennavamo, risale proprio a questo periodo il primo documento in cui compare il nome di Soverato con la locuzione “Squillace e Soverato” che fa dedurre che il borgo con il suo territorio, che probabilmente si estendeva fino a Pietragrande, era abbastanza importante e dotato di personalità giuridica tale da essere equiparata a Squillace, o almeno citata insieme. 

Con la conquista normanna e la nascita del Regno di Sicilia (1016-1130) e sotto la Casa d’Altavilla, Soverato passò alla contea di Squillace, anche se mantenne lo status di universitas, cioè fu un comune autonomo a differenza di altri.

Soverato fu a lungo un feudo e passò di mano in mano di diversi feudatari. A proposito del feudo, vogliamo fare una breve digressione che riguarda molto da vicino il borgo di Soverato Vecchia: Beltrame, il nostro fiume, porta un nome dell’epopea carolingia. Ruggero di Risa (Reggio), valoroso cavaliere che amava la guerriera saracena Guarnicella, la fece convertire e la sposò. Il fratello Beltrame, anch’egli innamorato, lo uccise a tradimento. Guarnicella però fuggì, e, già incinta di Ruggero, diede alla luce due gemelli: Marfisa e Ruggero, protagonisti dei poemi del Boiardo e dell’Ariosto, e Ruggero progenitore degli Estensi, duchi di Ferrara, e, nel ramo tedesco, gli attuali re di Gran Bretagna.

Al di là  delle riflessioni legittime, l’idronimico può essere collegato alla presenza di nuclei francesi nel territorio e che questi furono portatori dell’immaginario collettivo carolingio.





Nel 1213, sotto Federico II di Svevia, Soverato è feudo di Ferdinando Passalacqua. Sotto gli Angioini Soverato fu legata, con Squillace, ai domini dei Ruffo conti di Catanzaro e marchesi di Crotone, finché il principato di Squillace non passò, ai primi del XVI secolo, ai Borgia, a cui rimase fino alla fine del secolo seguente. Interessanti sono a questo proposito gli studi del Caminiti, discendente per parte di madre dai feudatari Marincola.

Una fase negativa si avviò con la prima incursione turca, datata il 10 settembre 1594, quando gli invasori attaccarono il borgo e questo determinò un brusco calo demografico: la popolazione si dimezzò rispetto ai dati del 1561 (si contano in questo periodo solo 45 famiglie).

Per porre freno alle devastazioni e alle scorribande della pirateria turca, si decise, a livello politico, di potenziare l’apparato difensivo delle coste e, approfittando di un gravissimo sisma, quello del 1638, si decise di riorganizzare e restaurare i vecchi sistemi difensivi.

La popolazione del borgo in quel periodo però, fu davvero esigua, soprattutto a causa dei continui terremoti che la decimarono; non abbiamo notizie se l’abitato e i suoi residenti furono colpiti dall’ondata di peste del 1656.

Alla fine del 1600, però,  la popolazione crebbe sotto nuovi impulsi e il villaggio attraversò una fase abbastanza importante, sia dal punto di vista demografico che  dal punto di vista urbano, anche se, come vedremo, saranno gli ultimi anni inconsapevoli di vita del borgo. Presto, purtroppo, arriverà il tempo dell’abbandono:  la scossa potente e fatale del 28 marzo 1783 devastò anche Soverato e così, dopo nove secoli di storia, il paese fu cancellato, ma non dimenticato!


BIBLIOGRAFIA SU SOVERATO

 Per chi volesse approfondire la storia di Soverato, ecco tutto il materiale disponibile.
  • AA.VV. (Fausto Cozzetto, Fulvio Mazza, Ulderico Nisticò, Elisa Nisticò, Tonino Fiorita, Alessio Di Stefano, Annalisa Pontieri, Marco Gatto, Salvatore Pistoia Reda, Vittorio Daniele), Soverato, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2009;
  • AA.VV, Il Comprensorio di Soverato, edito dall’Amministrazione Comunale, 1960;
  • Alecci Renato, Emozioni 1, 2001;
  • Alecci Renato, Emozioni 2, 2008;
  • Caminiti Domenico, La chiesa del SS. Rosario, Soverato, 1985;
  • Caminiti Domenico, Soverato nei secoli, Catanzaro, 1984;
  • Cervadoro Franco, Come eravamo, 2013;
  • Cirillo Domenico, Soverato 1577, Chiaravalle C., 1982;
  • Cristoforo Vito, La mia infanzia a Martelli, Satriano, 2015.
  • De Riso Augusto, Soverato, Catanzaro, s.d.;
  • Drosi Giusy, La Festa Patronale di Maria SS. Addolorata in Soverato tra tradizione e innovazione, Castrovillari, 2006.
  • Fiorita Tonino, Suveratana due, Davoli Marina, 2006;
  • Fiorita Tonino, Suveratana, Davoli Marina, 1997;
  • Gnolfo Giovanni, La Città di Soverato, Catanzaro, 1976;
  • Gnolfo Giovanni, Paliporto, Catanzaro, 1978;
  • Nisticò Ulderico e AAVV, Le Valli del re Italo, a cura del GAL, Davoli Marina, 2005;
  • Nisticò Ulderico, Et animas et cetera. Cento anni di don Bosco a Soverato, Davoli M., 2003.
  • Nisticò Ulderico, Fiorita Tonino, Cento anni della banda musicale di Soverato, Davoli M., 2006;
  • Nisticò Ulderico, Fiorita Tonino, La Festa di san Rocco a Soverato Superiore nel centenario della sua istituzione, Squillace, 2008;
  • Nisticò Ulderico, Fiorita Tonino, La festa di san Rocco in Soverato Superiore, Squillace, 2008.
  • Nisticò Ulderico, Fiorita Tonino, Pasquale Italo Sammarro, La fede tenace. Nel centenario della ricostruzione della chiesa del Rosario, Davoli M., 2004;
  • Nisticò Ulderico, Fiorita Tonino, Santa Maria di Soverato. La storia e le cronache della festa della Madonna a Mare, Davoli M., 2002;
  • Nisticò Ulderico, Fiorita Tonino, Soverato nel pallone. Cronache antiche del calcio soveratese, Davoli M., 2003;
  • Nisticò Ulderico, Le Muse sul mare. Storia della cultura soveratese, Squillace, 2000;
  • Nisticò Ulderico, Le voci del silenzio. Vita ed opera letteraria di Vincenzo Chiefari, Davoli, 1999;
  • Nisticò Ulderico, Le voci del silenzio. Vita ed opera letteraria di Vincenzo Chiefari, Davoli, seconda edizione riveduta, 2005;
  • Nisticò Ulderico, Suberatum, Davoli M., 1998;
  • Pascolo Giorgio, La Pietà, Soverato, 1982;
  • Pascolo Giorgio, Monumenti artistici di Soverato, Soverato, 1983;
  • Pisani Domenico, La Pietà di Antonello Gagini, Soveria Mannelli, 1995;
  • Repice Lentini Michele, Soverato Vecchia. La riconquista di una terra sconosciuta, Soveria Mannelli, 2006.
 
OPERE CON CENNI A SOVERATO                
      
  • Anania Gian Lorenzo, Universal fabrica del mondo, a cura di Ulderico Nisticò, Soveria Mannelli, 2005;
  • Barrio Gabriele, De situ ed antiquitate Calabriae, Cosenza, 1979.
  • Faglia Vincenzo, Tipologia delle torri costiere di avvistamento e segnalazione in Calabria Citra e Calabria Ultra, Istituto italiano dei castelli, 1984;
  • Fiore Giovanni, Della Calabria illustrata, Tomo I, II, III, a cura di Ulderico Nisticò, Soveria Mannelli, 1999, 2000, 2001.
  • Natale Pino, Guida ai Santuari mariani della Calabria, Lamezia T., 2000.
  • Nisticò Ulderico, Ascendant ad montes. La difesa passiva ed attiva dello Ionio in età bizantina, in “Vivarium Scyllacense” 1999;
  • Nisticò Ulderico, Calabria. Itinerari storico-turistici del Medio Ionio, Davoli M., 2000;
  • Valente Gustavo, Le torri costiere della Calabria, Chiaravalle C.le, 1972
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